Scusa, ti richiamo, sto dal…” [girare la ruota e inserire mestiere a piacimento].

Questo è ciò che capita a volte quando un nuovo cliente viene per la prima volta nel nostro ufficio e riceve una telefonata. È il primo feedback autentico che riceviamo rispetto alla consapevolezza che ha chi entra in uno Studio di Comunicazione per chissà quale motivo – nella sua testa.

Nel corso degli anni ne abbiamo sentite di belle: dal più comune “sto dal grafico“, sino al “sono dai ragazzi di Facebook“, passando per “sono dai ragazzi del sito“. Grazie per i ragazzi, forse ormai con qualche capello bianco, ma queste risposte ci dicono già che il discorso inizierà in salita.

Questo, infatti, è un problema che si ripercuote immediatamente nella nostra conversazione con la persona che ci ha gentilmente fatto visita per richiederci dei servizi. Già, perché molte volte il passaparola, i lavori fatti o la nostra comunicazione accendono una lampadina in chi ci contatta richiedendoci un appuntamento sicuri di avere un’esigenza che noi possiamo soddisfare. Dopo il caffè di rito e un po’ di small talking, solitamente apriamo le orecchie e ascoltiamo ciò che chi siede davanti a noi ha da dirci.

Spesso ci troviamo di fronte ad una lista della spesa di richieste che rappresentano già la soluzione – o presunta tale – ad un problema non identificato o quantomeno non palesato come prima cosa. “Ho bisogno di un sito per l’attività“, “vorrei gestire i social dell’azienda“, “devo fare una brochure“, “voglio aprire l’e-commerce, e così via. Nella migliore delle ipotesi si fa un cenno al problema e si richiede immediatamente la soluzione: “devo fare una fiera, mi servono le brochure“.

È come se noi andassimo dal medico e fossimo noi a dirgli quali medicinali scrivere nella prescrizione, facendo da soli una diagnosi dei nostri sintomi.

Il problema è che a volte il nostro interlocutore non riconosce i sintomi della propria azienda, oppure non li conosce affatto, e spesso ha in mente le soluzioni sulla bocca di tutti. Per restare sul paragone medico, è un po’ come curarsi con l’Aspirina o il paracetamolo: li conosciamo un po’ tutti e li facciamo andar bene un po’ per tutto. Nel dubbio, un po’ di antibiotico non fa mai male.

I sintomi che un’azienda deve trasferire all’Agenzia sono i suoi obiettivi, i suoi limiti, cosa vorrebbe migliorare, come vorrebbe che venisse percepito il suo prodotto, quale pubblico vorrebbe colpire, e via dicendo. Questi aspetti vengono spesso tralasciati, almeno in fase iniziale fino a che non iniziamo a fare qualche domanda “scomoda”.

Alla richiesta dei suoi obiettivi, il nostro interlocutore spesso risponde “vorrei fare comunicazione perché non l’abbiamo mai fatta“, oppure “vorrei avere una vetrina online” o ancora  “vorrei aumentare il fatturato“. Sono tutti motivi giusti per rivolgersi (anche) ad un’agenzia di comunicazione, ma nessuno di questi risponde ad una domanda fondamentale prima di tutte le altre: “cosa ha da comunicare la tua azienda?“. Sembrerà banale dirlo ma per comunicare bisogna avere qualcosa da dire, puntare sulle caratteristiche di unicità dei prodotti, sulle iniziative che il reparto marketing ha pensato per l’azienda, trasmettere un’identità che l’imprenditore deve conoscere della propria azienda.

 


 

La comunicazione non è la soluzione ad un problema. La comunicazione trasforma la strategia elaborata dal Marketing in prodotti esteticamente belli, che fanno innamorare le persone, che valorizzano l’identità del brand. È costituita da messaggi visivi, testuali, video o foto che accrescono la percezione di un prodotto, ne aumentano il valore percepito. La comunicazione fatta bene fa arrivare il messaggio a più persone, lo fa arrivare alle persone giuste, ai nostri futuri clienti; ci permetterà di raggiungere, col tempo, gli obiettivi che ci siamo prefissati.

 


 

Questo aspetto è sostanziale. Alla base di una strategia di comunicazione dev’esserci sempre una strategia di marketing. Marketing e comunicazione non sono la stessa cosa ed è importante capire prima qual è la meta da raggiungere e poi scegliere il mezzo migliore per arrivarci.

Il consiglio quindi è quello di cercare di focalizzarsi non sulle soluzioni più comunemente conosciute (un sito web, i social, ecc.) ma sugli obiettivi, su limiti attuali che vuoi superare, gli aspetti che vuoi migliorare, cercare un obiettivo concreto e definito. Gli obiettivi possono essere relativi all’azienda in genere (immagine, percezione del brand, ecc.) oppure relativi ad un prodotto, ad un’iniziativa, ad una parte ben circoscritta dell’attività.

Una volta individuati gli obiettivi, costruiremo insieme la strategia per raggiungerli e sceglieremo i mezzi e gli strumenti migliori. Se gli obiettivi non sono chiari o non riesci a focalizzarli, non preoccuparti, ci arriveremo insieme.

Se infine vuoi rispondere correttamente al telefono quando sei da noi, la risposta è: “sono da Circle, l’agenzia di comunicazione“.

Raffaele Rotondo

Raffaele Rotondo

Consulente per la strategia di comunicazione aziendale attraverso pensiero creativo e strumenti digitali.